Ci sono momenti in cui un viaggio vale più di decine di libri.
Negli ultimi quattro giorni ho avuto il privilegio di partecipare ai Cocoa Days di Yaoundé, in Camerun, uno degli appuntamenti più importanti dedicati al futuro della filiera del cacao africano.

Nella stessa sala erano presenti ministri, rappresentanti della Commissione Europea, FAO, ICCO, università, ricercatori, cooperative, esportatori, istituti di microfinanza e produttori.
Ho ascoltato studi scientifici, dati economici, progetti di sviluppo e strategie internazionali.
Ma, come spesso accade, le riflessioni più interessanti non sono nate davanti ai microfoni.
Sono nate nei corridoi.
Durante i trasferimenti in automobile.
Davanti a un caffè.
Ed è proprio lì che ho iniziato a capire dove si trovano davvero alcune delle sfide più importanti del cacao africano.

Il grande tema: il reddito dei produttori

Il Gruppo di Cacao&Friends in Camerun
Il Gruppo di Cacao&Friends in Camerun

Tutti parlavano di Living Income.

Del prezzo.

Della sostenibilità.

Del regolamento EUDR.

Del lavoro minorile.

Della tracciabilità.

Ma la domanda che continuava a tornarmi in mente era un’altra

Durante gli interventi continuavo a farmi una domanda.

È davvero il prezzo l’unico problema?

Oppure stiamo guardando soltanto l’ultimo anello della catena?

Ascoltando gli studi presentati sembrava che tutto ruotasse attorno al prezzo internazionale del cacao.

Poi, parlando con chi lavora quotidianamente sul territorio, il quadro cambiava.

Il punto che mi ha colpito di più

Uno dei dirigenti con cui ho avuto modo di confrontarmi mi ha espresso un concetto che condivido da molti anni.

Un produttore che raccoglie 250 chilogrammi per ettaro sarà povero quasi sempre.

Un produttore che, sulla stessa superficie, riesce a produrne una tonnellata cambia completamente prospettiva economica.

Non significa che il prezzo non sia importante.

Significa che il reddito dipende anche dalla produttività, dalla qualità, dalla gestione della piantagione, dalla formazione e dall’organizzazione della filiera.

Dove entra Cacao & Friends

n quel momento ho capito ancora una volta perché il progetto che stiamo costruendo con Cacao & Friends non può limitarsi alla fermentazione o alla produzione di cacao di qualità.

Il nostro obiettivo è più ambizioso.

Creare un modello dimostrativo dove produttività, sostenibilità, qualità, tracciabilità e formazione convivano nello stesso sistema.

Non basta chiedere un prezzo più alto.

Bisogna creare più valore.

Le persone

Università.

Ministeri.

Commissione Europea.

Ricercatori.

Cooperative.

Non come elenco. Come rete di relazioni.

Sono tornato da questa missione con molte conferme.

La prima è che il Camerun possiede un patrimonio umano e agricolo straordinario.

La seconda è che esiste una forte volontà di cambiare.

La terza è che nessuna soluzione sarà sufficiente da sola.

Il futuro del cacao non nascerà da una sola legge, da un solo finanziamento o da un solo progetto.

Nascerà dalla capacità di mettere insieme ricerca, agricoltura, formazione, innovazione e collaborazione internazionale.

È una strada lunga.

Ma è anche la strada che, con Cacao & Friends, abbiamo scelto di percorrere.

Silvio Pietro Bessone

PS Questo articolo nasce dalle osservazioni raccolte durante la missione istituzionale in Camerun, svolta nell’ambito delle attività di Cacao & Friends. Le riflessioni espresse rappresentano considerazioni personali maturate attraverso gli incontri ufficiali, le visite sul campo e il confronto diretto con i protagonisti della filiera.