Nel 2001 il cacao, per me, era già molto più di una materia prima.
Avevo iniziato a produrre il mio cioccolato quando quasi tutti acquistavano coperture industriali. Cercavo libri che non esistevano più, macchinari che nessuno costruiva e informazioni che sembravano essere scomparse insieme ai vecchi artigiani.
Credevo che il futuro del cioccolato fosse nel laboratorio.
Mi sbagliavo.
Fu in quell’anno che conobbi una persona destinata a cambiare completamente il mio modo di vedere questo straordinario frutto.
Si chiamava Bensahid, Console della Repubblica Democratica di São Tomé e Príncipe.

Durante il nostro incontro mi parlò di un’isola sperduta nell’Oceano Atlantico.
Un piccolo Paese che, agli inizi del Novecento, era stato il più grande produttore mondiale di cacao.
Un luogo dove il cacao non era soltanto un prodotto agricolo.
Era storia.
Economia.
Cultura.
Identità.
Più lo ascoltavo e più cresceva dentro di me una domanda.
Come potevo continuare a studiare il cioccolato senza aver mai visto da vicino il luogo dove tutto aveva origine?
Da quella conversazione nacque un’idea che, allora, sembrava quasi folle.
Organizzare un viaggio a São Tomé.
Non una vacanza.
Non un viaggio turistico.
Un viaggio per conoscere il cacao nel luogo in cui nasce.
Quello che ancora non sapevo era che quel viaggio avrebbe cambiato per sempre il mio modo di lavorare.
E, in fondo, anche la mia vita.
Per la prima volta avrei visto il cacao non come una materia prima che arriva in sacchi di juta.
Ma come un frutto.
Come una pianta.
Come il lavoro quotidiano di uomini e donne che vivevano di cacao molto prima che quel cacao arrivasse nelle nostre cioccolaterie.
Fu lì che iniziai a capire una cosa che oggi considero fondamentale.
Il cioccolato non nasce in laboratorio.
Il cioccolato nasce molto prima.
Nasce nei campi.
Tra gli alberi.
Nelle fermentazioni.
Nei gesti di chi coltiva il cacao ogni giorno.
Forse è proprio in quel momento che iniziò davvero il mio viaggio.
Da allora sono seguite decine e decine di missioni nei Paesi produttori.
Ogni viaggio ha aggiunto un tassello.
Ogni produttore mi ha insegnato qualcosa.
Ogni fermentazione mi ha posto nuove domande.
Ma tutto ebbe origine da quell’incontro del 2001 con il Console Bensahid.
Se oggi considero il cacao prima ancora del cioccolato, è perché qualcuno, tanti anni fa, mi invitò a guardare oltre la tavoletta.
E accettai quell’invito.
Nel prossimo capitolo vi porterò proprio a São Tomé, in quello che ancora oggi considero uno dei viaggi più straordinari della mia vita.
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