Nel 2016 sono stato coinvolto in un progetto nella regione di Mbingu, in Tanzania, grazie a un gruppo di amici impegnati in iniziative di sviluppo locale, tra cui Mark Bosio, Enzo e Judith.

Il progetto riguardava un centro gestito da suore francescane, attivo nella formazione e nell’accoglienza di circa 2000 ragazze, accompagnate in un percorso educativo completo fino alla maggiore età.

Il sostentamento del centro era legato in parte alle donazioni, ma soprattutto alla gestione diretta di terreni agricoli, coltivati con cacao, banane, ananas, ortaggi e altre colture tropicali. Negli anni precedenti era stata introdotta anche la vaniglia, attraverso un progetto internazionale.

Durante la prima missione sul campo, è emersa una forte insoddisfazione legata alla redditività del cacao.

In particolare:

  • bassa produttività per ettaro
  • presenza diffusa di malattie fungine (moniliasi)
  • gestione agronomica non strutturata
  • piante produttive con rese molto limitate (mediamente 7–10 frutti per albero)

Questa situazione stava portando a una decisione significativa: ridurre o abbandonare la coltivazione del cacao a favore di altre colture ritenute più redditizie.

L’intervento si è concentrato su un principio fondamentale:
👉 l’introduzione di una gestione più corretta e consapevole della piantagione, basata su principi di igiene agricola

È importante chiarire che per “igiene” non si intende un concetto superficiale, ma una gestione attenta e sistemica del campo, finalizzata a prevenire l’insorgenza e la diffusione di patologie.

Le indicazioni fornite hanno riguardato:

  • miglioramento della gestione delle piante
  • eliminazione delle fonti di infezione
  • maggiore attenzione alle pratiche quotidiane
  • organizzazione del lavoro in campo

In una fase iniziale, è emersa una resistenza legata all’aumento delle ore di lavoro necessarie per applicare queste pratiche.

Tuttavia, è stato evidenziato come questo investimento avrebbe generato un ritorno economico diretto attraverso l’aumento della produzione e della qualità.

A distanza di circa sei mesi, durante una seconda missione, è stato possibile osservare risultati concreti:

  • significativo aumento della produttività
  • miglioramento dello stato sanitario delle piante
  • alberi con produzioni fino a 35–40 frutti
  • entusiasmo e coinvolgimento da parte delle suore e dei lavoratori

👉 In molti casi, la produzione risultava raddoppiata rispetto alla situazione iniziale.

Filiera di trasformazione

Il cacao prodotto veniva conferito a una struttura di trasformazione locale (Kakao Kamili), che si occupava della fermentazione e dell’essiccazione.

Il sistema era già organizzato, ma basato principalmente su logiche empiriche:

  • fermentazione in casse di legno
  • drenaggio dei liquidi
  • essiccazione su letti mobili

Pur essendo funzionale, il sistema non era ancora orientato a un controllo scientifico del processo.

Sono state quindi fornite indicazioni per migliorare la coerenza e la qualità del risultato finale, pur mantenendo la struttura esistente.

Comunicazione e posizionamento

Un elemento determinante nello sviluppo del progetto è stato il lavoro di comunicazione.

Durante la missione sono stati raccolti materiali fotografici e video, successivamente condivisi attraverso i canali digitali.

👉 Questo ha contribuito a generare interesse da parte di operatori del settore e buyer internazionali.

Nel giro di pochi mesi:

  • diversi broker europei hanno iniziato a interessarsi al cacao prodotto
  • alcuni produttori di cioccolato hanno sperimentato l’utilizzo di questo cacao

Tra questi, si segnala l’utilizzo in edizione limitata da parte di realtà artigianali italiane.

Considerazioni

Questa esperienza dimostra come interventi mirati, anche su aspetti fondamentali e apparentemente semplici, possano generare risultati significativi.

Il miglioramento della qualità e della produttività non è legato a interventi complessi, ma alla capacità di applicare in modo coerente principi di gestione corretta.

👉 Il valore nasce dalla precisione del processo, non dalla complessità.